Note di regia
Secondo un rapporto pubblicato dall'OMS, la violenza contro le donne è un "problema di salute globale che riguarda un terzo delle donne nel mondo". Lo studio ha rivelato che la forma più comune di abuso è quella inflitta da un partner intimo. Il bisogno che mi ha spinto a scrivere e che mi porterà a dirigere questo cortometraggio è essenziale per comprendere appieno l’essenza di quanto scritto, la necessità di raccontare a quante più persone possibile ciò che sta ancora accadendo, ciò che molti cercano di nascondere o, almeno, limitare. Una tragedia che si sta consumando ma di cui non si parlerà mai abbastanza: la violenza contro le donne e la violenza contro la diversità di genere in generale. Un bisogno particolare, perché imposto dal desiderio di raccontare un tema così ampio, attraverso una troupe multi-etnica e giovane, con una missione unica: raccontare di un tema sociale che unisce, come una piaga, tutte le etnie senza alcuna distinzione geografica, un modo per esprimere, attraverso la creatività e il genio di diverse realtà etniche, un concetto semplice. Destinato a un pubblico universale e internazionale, considerato il tema globale, è stato ideato in inglese e ambientato negli Stati Uniti, al fine di facilitarne la distribuzione. L’idea della narrazione di fiction su cui mi sono concentrato insieme al mio team creativo è accompagnata dal concetto di tempo, dalla capacità di riflettere sui propri errori e, molto spesso, dal desiderio di avere la possibilità di cambiare il passato, di tornare indietro e rivivere un momento che ha influenzato il futuro. L'emozione che il pubblico vive nel ripercorrere un terribile atto di violenza domestica si mescola con la meraviglia delle immagini che riportano il protagonista indietro nel tempo. Ma è solo un'illusione, il protagonista apre gli occhi e si ritrova nello stesso posto di prima, pronto a riflettere sui propri errori, a pagare piuttosto che compiere un atto estremo. Infatti, Yonathan affronta i dubbi e l’angoscia di un uomo che ha commesso un atto irreparabile di violenza, legato ai ricordi del suo amore malato per la sua compagna, la madre infinita del loro amore tormentato. Il cortometraggio è pensato per raccontare in modo delicato la relazione che esiste tra il tempo e le relazioni umane, e i cambiamenti che avvengono nella stessa relazione, i momenti di grande amore e di feroce violenza, consumati in quel nascondiglio d’amore. Per esplorare il conflitto umano che si trova nella maggior parte dei casi di violenza domestica, il personaggio maschile del film sceglie un metodo decisamente estremo, la preghiera insieme all’idea dell’atto suicida. Il tema della violenza contro le donne, arricchito dalle riflessioni sul tempo e sulle possibilità che la vita può offrirci, sebbene solo illusorie, viene esaltato e mostrato da un punto di vista originale. La direzione del progetto sarà ruvida e sporca, nei momenti di tensione in casa e nei momenti di rimpianto e ricerca del suicidio, sostenuta da una morbidezza e dolcezza per i momenti di amore tra i due compagni di vita, sottolineati anche attraverso la fotografia e i colori, la folla patologica di emozioni distinte ma così contrastanti che il protagonista vive. La violenza contro le donne ha molti volti; ho voluto rendere la storia universale, includendo nella narrazione idee differenti: un luogo iconico come il Griffith Observatory, il mio posto nel mondo, e il centro di Los Angeles, e due personalità dei protagonisti molto diverse tra loro, un uomo ebreo e una donna di origini italiane. Una storia che tocca le corde dell’attualità con un dramma poetico e delicato, attraverso gli occhi senza emozioni di Michela che fissano la telecamera, incessantemente.