Note di regia
Il film breve “Il nome che mi hai sempre dato” si basa su una storia realmente accaduta,
di profonda bellezza: la bellezza della malinconia, la bellezza dell’amore, la bellezza della
morte, la bellezza del dolore, la bellezza del ricordo.
Ogni giorno lo stesso gesto.
Profondo, semplice, quasi incredibile se si pensa alla società di oggi.
Un uomo anziano porta tutti i giorni con sé la foto incorniciata della moglie, si siede sul
muretto guardando il mare e rimane in silenzio.
Un gesto profondo e commovente che mi ha spinto a scrivere e rielaborare la sua storia,
per poterla portare ancora di più nelle case e nei cuori delle persone, una storia
dimenticata ma indimenticabile.
Quel lungomare di Gaeta dove l’uomo si ferma tutte le volte gli ricorda la moglie, quando
da ragazzi facevano il bagno insieme. E torna lì, forse per entrare di nuovo in contatto con
quell'amore perduto anni fa, quando la moglie è morta. Un sentimento puro che non
sembra conoscere confini.
Ad accompagnare il viaggio nel tempo, nei ricordi, tra presente, passato e futuro, una
poesia sull’amore e la morte di Sant’Agostino che rende ancora più forti e struggenti le
immagini, studiate come dipinti, tocchi di colore su una tela di paesaggi poco utilizzati dal
cinema e la televisione, quelli del litorale tra Formia e Gaeta, denominata “Riviera di
Ulisse”.
Il film breve non vede dialoghi, esclusivamente il voice over della poesia, che raccontata a
tre voci, crea volume e spessore al progetto.
Per il protagonista, invece, non ho avuto alcun dubbio: quando iniziamo a comporre le
prime righe dello script ho subito fatto riferimento a Mariano Rigillo, come se la sua
immagini, la sua fisicità, la sua grande umanità dettassero cosa scrivere e come comporre
il personaggio e la narrazione.
Su queste basi, sulla base del ricordo nasce il progetto “Il nome che mi hai sempre dato”;
la foto da sempre “verticale” pone la struttura essenziale per il concetto tecnico su cui sarà
realizzato il progetto, in “verticale”.
Le inquadrature saranno costruite e pensate in “verticale” per poter agevolare anche una
fruizione smart al film breve, per raggiungere un’utenza sempre più grande grazie ai
nuovi mezzi di comunicazione che dal cinema sono approdati agli smartphone.
Concludo questa mia breve trattazione, che racconta la nascita e le dinamiche che mi
hanno portato a scrivere e che mi porteranno a dirigere questo piccolo atto d’amore per
la vita, l’amore e la morte, con le ultime frasi del film:
“Sono solamente passata dall’altra parte:
è come fossi nascosta nella stanza accanto.
La morte non è niente.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato”.