Un viaggio alla scoperta dell'unica cura per l'Alzheimer, l’Amore, per approfondire la
conoscenza attraverso la potenza delle immagini.
Da nord a sud, da ovest ad est, il regista Giuseppe Alessio Nuzzo per cinque anni
viaggia, impara, osserva quella malattia che ha visto da vicino per tanto tempo ma
che non conosceva, che non ha mai voluto conoscere.
Un vero manuale, diviso in quattro capitoli, in cui interviste a ricercatori, studiosi,
medici, istituzioni ma anche operatori e pazienti si alternano alla fedele ricostruzione
di finzione che ha come volto quello dell'attore Leo Gullotta.
Il docufilm è stato anticipato dall'omonimo cortometraggio pluripremiato in tutto il
mondo, menzione speciale ai Nastri d'Argento, primo premio al Giffoni Film Festival
e premio Ettore Scola alla Casa del Cinema di Roma.
Note di regia
L’Amore.
Un sentimento che ha ispirato artisti, filosofi, cantanti, poeti, scrittori.
Un sentimento che può essere declinato in tanti modi.
Un sentimento che, però, quando lega un padre alla figlia restituisce le sfumature
più belle della stessa parola.
Il film nasce dall’esigenza di raccontare l’Amore, quello vero, anche quando una
malattia può minare l’essenza del sentimento stesso.
Ma l’Amore può e riesce a superare qualsiasi barriera anche quella atroce della
perdita della memoria, il dissolversi dei ricordi.
Un amore che oltrepassa i limiti imposti da una patologia che esiste ma si nasconde,
l’ Alzheimer.Raccontare attraverso le immagini di una malattia così delicata non è stato facile;
altrettanto complesso è stato ricercare le giuste testimoniante per la parte del reale
e coordinare le intenzioni degli attori per la parte di finzione al fine di impressionare
sulla pellicola emozioni e stati d’animo contrastanti: Amore e dolore, coscienza ed
incoscienza, perdita della memoria e ricordo.
Ho ritenuto necessario far trasparire sin dal primo montato il rispetto della dignità
della persona in quanto tale cercando collaborazione da parte di scienziati ed esperti
in materia nella stesura dello scipt e durante l’esplorazione del linguaggio attraverso
le immagini.
La macchina da presa racconta una storia estremamente delicata e attuale che mira a
far conoscere al grande pubblico la malattia senza però alcuna presunzione di
completezza scientifica.